Fioretti, l’artista multimediale che incanta
Le sue opere sono create per interagire con la luce. Il suo talento è di caratura internazionale

La quieta bellezza delle profondità marine, color blu oltremare dove galleggiano le sagome diafane e poetiche di quattro meduse dai tentacoli esili e lunghissimi che creano morbide ondulazioni, si accende di bagliori fosforescenti e fluorescenti improvvisi e sorprendenti. Appaiono dal buio illuminati dalla luce di Wood, e brillano di una grazia unica iI raggi di luce, quando incontrano l’acqua, creando quell’effetto subacqueo unico, quel bagliore etereo che ci immerge in una smagliante atmosfera di tranquillità, nella felicità festosa e amniotica irradiante una quieta luminosità interna. Guardare la tela di Cristiana Fioretti diventa un’esperienza sensoriale in continua evoluzione nell’arco di alcuni minuti coinvolgendo chi osserva in un’attenzione nuova verso la spazialità, in grado persino di amplificare la percezione dell’ambiente circostante. Quasi come l’apertura di una stanza segreta.
Le opere di Fioretti sono create per interagire con la luce: per cambiare scenario basta chiudere le imposte e accendere la lampada di Wood ed esplode l’artificio dei colori, che come messaggi fluorescenti, misteriosi geroglifici, appaiono sulle pareti. In dialogo con la stanza. “Il piano terra dello studio mi era subito apparso come un luogo interessante e idoneo ad accogliere queste tele con suggestioni create dalla luce di Wood che ne svela un’altra dimensione visiva, poetica e immaginifica, .per riscrivere con la pittura nuove narrazioni”, ci racconta Fioretti. Marchigiana, artista poliedrica (pittrice e scultrice), sperimentatrice di materiali, docente di cromatologia all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano (una disciplina complessa che indaga le potenzialità espressive del colore nell’ambito delle Arti Visive) e direttore della Scuola di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il volume Light& Color. Contrappunti cromatici realizzato insieme a Domenico Nicolamarino, sulla teoria del colore e della Luce. Vive e lavora tra Milano e Mentone, in Francia. Sue opere figurano in collezioni pubbliche, private e in musei in Italia, Spagna, Malta, Tunisia, Egitto, Francia, USA, Principato di Monaco, Giappone e Brasile.
I luoghi dove espone le sue opere non sono mai casuali, c’è sempre un nesso e una motivazione e diventano parte dell’ opera.. Siamo a due passi dall’Accademia di Belle Arti in via Fiori Chiari 16, dove si trova l’ex studio dell’artista concettuale Piero Manzoni (scomparso nel 1963 a soli 29 anni) nascosto dietro un portone ad arco, in un antico cortile, come ricorda una lapide sulla facciata del palazzo. Un luogo le cui pareti sono impregnate anche di note di musica e del bel canto. Qui il baritono Giuseppe Zecchillo, cantante lirico al Teatro alla Scala, sostenitore degli artisti di Brera, collezionista e ammiratore di Piero Manzoni, decise di rilevare lo studio, per utilizzarlo come sala prova per esercitarsi con il suo pianoforte. Oltre che baritono Giuseppe Zecchillo era anche pittore. Prese dapprincipio a incollare sulle tele scarti destinati alla discarica: vecchie chiavi, rasoi, pennelli da barba, tappi, forbici, lattine, che ricopriva “doro” per esaltare l’oggetto che sorgeva a nuova vita. A poco a poco dal rottame arrivò alla pasta: spaghetti, tubettini, mezze maniche, pennette, sovrapponendo, incrociando linguine e bucatini, poi ricoperte di vernice dorata. Divertite provocazioni che riecheggiano temi e motivi delle avanguardie storiche e della Pop-Art ottenendo risultati affascinanti. E , tenendo fede ad una promessa fatta al padre ( scomparso nel 2011), il figlio Graziano mantiene tuttora aperte le porte dello studio ad esposizioni artistiche.
Eccoci, dunque, immersi nel mondo poetico di Cristiana Fioretti che si nutre di rimandi culturali, di simbologia e magia onirica. Catturati da quel blu oltremare, intenso lievemente rossastro che lo stessa artista definisce come qualcosa che è più di un semplice colore; il colore è capace di dare forma ai sentimenti, a paesaggi emozionali, suggerisce narrazioni. “Come diceva Marc Chagall: “un’anima blu irrompe nei miei quadri””, chiosa l’artista.
Cosa rappresenta per lei il colore blu? “Sono nata e cresciuta a Cingoli, un borgo sulla sommità del Monte Circe, il balcone panoramico delle Marche, una terra che regala pennellate di verde, e in autunno si tinge di mille sfumature di arancio, rosso. Agli inizi usavo colori corposi tendenti all’ arancione, giallo verde, materiali più compatti con olio e spatole. Ultimamente questa tavolozza di colori è mutata, uso molto l’ acqua, e pochissimo colore: il blu. Mi rigenero quando mi tuffo nel blu, al mare. Ho bisogno di immergermi nel blu, come linguaggio emozionale-evocativo anche quando dipingo. Nella teoria dei colori il blu psicologicamente rappresenta la profondità, la calma e la spiritualità. Sogno un’arte di equilibrio, di purezza, di tranquillità, perché io stesso ho bisogno di pace”.
Per Cristiana Ferretti ,essere artista, è del resto “una continua reinvenzione del proprio essere nel mondo”, una necessità interiore, un mezzo espressivo per coinvolgere, smuovere, affascinare lo spettatore nel momento in cui fa esperienza diretta di un altrove “sovrasensibile”. La pittura di Ferretti , più che epifanica, può definirsi infatti epicletica, perché aspira a una trascendenza che pare attenderci..
“Guardare la luce riflettersi, scintillare e baluginare sulla superficie dell’acqua è assistere alla danza della vita stessa”. Fioretti vive, respira, ricerca, lavora all’aperto in plain air. Il suo atelier è In un lussureggiante giardino a terrazze nella casa di Mentone che si affaccia sul mare. E dall’alto domina tutta la Baia degli Angeli, estendendo lo sguardo dal confine con l’Italia fin verso Roquebrune e Cap Martin. Costantemente immersa e circondata da un paesaggio marino, infinito, aperto, irrorato dalla luce del Sud della Francia che muta colori e tonalità, in perenne movimento. E poi viaggia a caccia di nuovi paesaggi luminosi, alla ricerca dei colori dell’acqua, capaci di suggerire nuove narrazioni, intorno all’ oceano Indiano, al golfo del Messico, il Giappone.
Colore, luce, forma ed emozione disegnano il mare e il cielo anche nella mostra H2orizon, allestita (fino allo scorso 16 settembre) a Palazzo D’Europa sede della Galleria d’Arte Contemporanea a Mentone, progetto ispirato alle profondità del mare, alla luce e alle onde blu, trasparenti come la purezza dell’acqua, nelle sue infinite variazioni cromatiche,, che vuole anche richiamare il tema della salvaguardia degli oceani e degli ecosistemi marini, sempre più minacciati, e della biodiversità.
Da menzionare anche il dipinto Sisma (Black light Art, 2017), realizzato con colori sensibili alla luce e l’opera multimediale installativa Sensorial Space (2013) presentata per la prima volta a Palazzo Bembo a Venezia, per la 55esima Biennale d’Arte: un gioco d’acqua ribollente all’interno di trasparenti vasche emisferiche, accompagnate da effetti di luce e suoni che ricordano il mare e il sole del sud della Francia. Il lavoro dedicato al “colore dell’acqua”, ,dieci tele della serie Meduse e un installazione site specific realizzate volutamente per l’esposizione all’Acquario Civico di Milano, (2021), dedicata ai talenti delle donne.
Acqua fonte primaria di vita. Come la luce, la, materia più ineffabile e affascinante , gioca nelle sue opere un ruolo importante.. Fioretti ha sempre affermato di essere stata influenzata dai pittori impressionisti, affascinati dalla luce e dal cambiamento che subisce il paesaggio al mutare della luce stessa durante il giorno,, della stagione, delle condizioni meteorologiche. “I colori prendono vita dall’interazione tra luce e oscurità”, racconta l’artista. Con un azzardo, potremmo dire, citando il poeta polacco Adam Zagajewski . “La luce guarda l’ombra dall’alto, con indulgenza” .
Interessata all’interazione tra la luce e il colore, nelle sue coniugazioni estetiche e percettive, Cristiana Fioretti dipinge sperimentando, osando sui materiali, e pigmenti, procedendo per stratificazione e contaminazione di tecniche e linguaggi. Nel 2015 con ‘Colormaps or spices’ al Mar – Museo Civico Archeologico di Ventimiglia e poi al SongYaFeng Centre di Pechino (curata da Jacqualine Ceresoli, storica e critica d’arte, raffinata e sensibile, docente universitaria e curatrice di mostre ) ha rielaborato mappe nautiche antiche e moderne di varie parti del mondo. con stratificazioni di acqua di mare mescolata a vari tipi di spezie : curry, curcuma zafferano e zenzero, erbe profumate, come anice, peperoncino, alloro, rosmarino, lavanda e molte altre ancora. Giungendo fino alle nuove tecnologie. Così Fioretti, dopo anni di opere , su tela o altre superfici con pittura a olio e acrilico,, sculture e stratificazioni polimateriche, s’interessa di black light art, la lampada di Wood, conosciuta anche come luce nera (scoperta dal fisico americano Robert William Wood nel 1913) La luce che colora il buio. illuminate dai raggi ultravioletti della lampada, le opere, dipinte con pigmenti speciali reattivi, sembrano emergere dal buio e si illuminano di bagliori fosforescenti e fluorescenti, con un effetto sorprendente. Come le meduse esposte in via Fiori Chiari, diafane e poetiche, luminose nella fluorescenza che si imprimono nella memoria. E in mezzo a quella luce che colora il buoi sembrano fluttuare nello spazio infinito senza tempo.